Il pieno di ossigeno, grazie! In arrivo la prima auto ad aria

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La prossima rivoluzione su strada potrebbe partire da Bolotana, in Sardegna dove il consorzio Air Mobility  ha ottenuto la licenza per utilizzare una tecnologia chiamata MDI che consente di utilizzare l’aria compressa al posto della benzina grazie ad un propulsore termico innovativo.

Il pieno di ossigeno, grazie! In arrivo la prima auto ad aria
Il pieno di ossigeno, grazie! In arrivo la prima auto ad aria

L’idea non è nuova, infatti l’ingegner Cyrill Guy Nègre presentò quest’idea al Motor Show nel lontano 2001, promettendo nel breve periodo auto alimentatate esclusivamente ad aria. Una tecnologia simile è già stata utilizzata da Peugeot-Citroen che ha prodotto una linea d’auto ibride che abbinano l’uso di benzina ad un propulsore termico. Inoltre ricordiamo che un progetto simile (denominato Eolo) non è mai stato portato a termine per cause mai precisate (si è arrivati ad affermare che i “poteri forti” che basano il proprio business sul petrolio abbiano sbarrato la strada all’iniziativa).




Veniamo ora a quest’innovativo progetto in procinto di concretizzarsi: l’auto si chiamerà AirPod e sarà presentata in due modelli, uno da 280 Kg e 7 KW, velocità max 80 KM/h e autonomia 120 Km. e un altro da 4 KW, che si guida con la patente A e può raggiungere i 45 Km/h (bagagliaio da 500 litri, di cui 30 refrigerati). Di certo non saranno eleganti come Lamborghini e veloci come Ferrari, tuttavia rappresenterebbero l’inizio di un rivoluzione vera e propria, dato che il prezzo di vendita si aggirerà attorno ai 7500 euro rendendo questi veicoli una valida alternativa alla classica automobile ibrida.

I costi di manutenzione sarebbero abbastanza allevati, si parla di 4 euro ogni 100 Km per ricaricare il serbatoio d’aria compressa presso apposite colonnine (2 minuti e mezzo) o scrutando una presa elettrica domestica (circa 3 ore e mezza).

Se il progetto dovesse davvero decollare ( e sembra sia così: gli accordi sono già stati firmati, mancherebbero circa 1-2 anni alla produzione in massa) farebbe da apripista a questo tipo di tecnologie finora sottovalutate sia per la loro complessità tecnica e meccanica sia per i contenuti sforzi delle case automobilistiche sulle energie rinnovabili.

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